Dismetria degli arti inferiori: quando una gamba è più corta dell’altra

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Dimagrire Dismetria degli arti inferioriCon “dismetria degli arti inferiori” si indica una differenza di lunghezza dei segmenti ossei degli arti inferiori. La dismetria è un problema molto comune, dato che le due parti del corpo umano (emisoma) non sono mai perfettamente simmetriche.

Le cause di tale patologia sono numerose e si distinguono in «congenite» (emiipertrofie, arti ipoplasici, displasie scheletriche) e «acquisite» (traumatiche, infettive, infiammatorie, neurologiche).

In assenza di patologie specifiche, la differenza tra gli arti inferiori può essere semplicemente idiopatica (cioè presente dalla nascita senza causa apparente). È spesso difficile in questi casi capire se l’arto «malato» è quello più lungo oppure quello più corto.

Nel neonato possono insorgere alcune patologie per cui il femore o la tibia (o entrambi) di un arto risultano più lunghi rispetto all’altro. Tutte queste vanno valutate con molta attenzione.

Nel bambino più grande una dismetria lieve, quella in cui cioè si manifesta una differenza entro il centimetro, non crea nessun problema a livello della deambulazione e tantomeno a livello della schiena del bambino – su cui non determina deformità tipo scoliosi – e quindi non deve destare preoccupazione nei genitori.

Per questo la gestione di un paziente in crescita con differenza di lunghezza degli arti inferiori richiede un esame clinico attento, valutazioni in sequenza della crescita degli arti e formulazione di una strategia basata sulle necessità del singolo paziente.

A seconda dell’entità della differenza tra gli arti, della velocità con cui questa si è instaurata e con cui aumenta, e della presenza di eventuali altre patologie associate, il trattamento può richiedere un semplice rialzo nella scarpa oppure, in casi in cui la dismetria risulta superiore ai 2 cm, un intervento chirurgico.

L’intervento si esegue prima che la crescita del bambino sia completata, ossia entro la fase finale dell’adolescenza. Si esegue in day hospital e ha l’azione di rallentare la crescita dell’arto più lungo, per fa sì che le due gambe si pareggino. Il bambino riprende le sue attività dopo due o tre giorni e la “biologia dell’osso” fa il resto.

Per rallentare la crescita, vengono inserite nell’osso della tibia, del femore o di entrambi delle placchette, che bloccando la crescita dell’arto più lungo in modo temporaneo, risolvendo così in maniera definitiva il problema della dismetria. Le placchette verranno poi rimosse con un secondo intervento quando i due arti avranno raggiunto uguale lunghezza.

Esiste un’altra opzione chirurgica, più invasiva, che può allungare l’arto più corto. Questa opzione prevede l’utilizzo di un fissatore esterno che quotidianamente deve essere allungato meccanicamente. La durata di questo trattamento molto invasivo è di circa quattro mesi e si riserva a differenze di lunghezza superiori ai 3 o 4 centimetri.

Concludo con una nota interessante sui meccanismi che vengono usati per compensare il cammino asimmetrico e sugli eventuali problemi alla schiena dovuti all’asimmetria degli arti inferiori. Gli adulti tendono a camminare in modo plantigrado, cioè “volteggiando” sull’arto più lungo. I bambini, invece, possono adottare questo meccanismo o camminare in punta sull’arto più corto, equilibrando il bacino e diminuendo così l’oscillazione del tronco durante il cammino.

Nonostante la convinzione diffusa che la dismetria degli arti inferiori possa essere dannosa per la colonna o per l’anca, questo assunto non è supportato da dati evidenti. Invece sia l’oscillazione del tronco sia il volteggiare o il camminare in punta aumentano il consumo energetico del cammino.

I dati relativi alla possibilità che una dismetria degli arti inferiori sia causa di scoliosi sono contraddittori. L’effetto della differenza di lunghezza degli arti inferiori sull’allineamento della colonna vertebrale e dell’anca può essere notato solo quando l’individuo è appoggiato su entrambi gli arti inferiori. Lo sforzo di tenere il tronco eretto può risultare in una scoliosi secondaria. Gli effetti a lungo termine di questa modifica funzionale non sono documentati e sono largamente speculativi. Durante le normali attività quotidiane, la maggioranza delle persone sta poco tempo ferma sui due piedi con il peso equamente distribuito. Da ciò si evince che l’importanza della dismetria come causa di scoliosi rimane controversa.

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